L’odore intimo del Giappone

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23-24 novembre 2012
Ore 21:00

Presso Federico II Eventi, Via Latilla 13 (prolungamento di Quintino Sella, dopo l’incrocio con c.so Vitt. Emanuele diventa via Latilla), Bari.

 L’odore intimo del Giappone è un viaggio tra le pagine della letteratura giapponese, dagli haiku ai racconti, dal romanzo del passato a quello contemporaneo.
Una donna, nella solitudine della sua stanza, delusa dal mondo occidentale, si rintana tra i libri. Pian piano, attraverso la voce delle parole, si svelerà anche il suo animo, affine alla sensibilità giapponese.
Si tratta di un reading delicato, mai volgare, anche quando si parla della sensualità più intima e profonda. L’atmosfera verrà arricchita da contestualizzazioni mimiche, con accenni al teatro No, e dai profumi del tè giapponese offerto da Terza Luna.
L’odore intimo del Giappone è l’odore segreto che appartiene alla sua letteratura, specchio di una cultura che nell’ultimo decennio affascina sempre più.

Lascio sui tetti di questa città del sud una storia d’Oriente, dove il sole non si traveste e rincorre ogni ombra.
Riscopro nell’aria le sillabe di un canto giapponese, toni brevi, all’improvviso lunghi, si accompagno a gesti del teatro Nō. Sento la parte imperfetta di me che si ribella nella bellezza di un teatro antico, crudele nel senso. Nelle sue intricate contraddizioni, vi trovo bellezza e natura selvaggia. (Mariella Soldo)

Testi: Ueda Akinari (In onore della poesia, trad. Maria Teresa Orsi), Osamu Dazai (Il sole si spegne, trad. Luciano Bianciardi); Kawakami Hiromi (La cartella del professore, trad. Antonietta Pastore); Yasunari Kawabata (Il paese delle nevi, trad. Luca Lamberti); Miyazawa Kenji (Il violoncellista Goshu, trad. Muramatzu Mariko), Yukio Mishima (Sole e acciaio, trad. Lydia Origlia);  Haruki Murakami (La ragazza dello Sputnik e 1Q84, trad. Giorgio Amitrano), Kakuo Okakura (Lo zen e la cerimonia del tè, trad. Laura Gentili); Murasaki Shikibu (Il ponte dei sogni, trad. Piero Jahier); Jun’ichiro Tanizaki (Il segreto, trad. Adriana Boscaro). Haiku e tanka da Il muschio e la rugiada e Centuria poetica.

Regia: Mariella Soldo.

Voce e corpo narrante: Barbara De Palma.

Introduce: Anna Lisa Somma di Biblioteca Giapponese (Roma).

In collaborazione con

Biblioteca Giapponese

Federico II Eventi

Momiji – Centro di lingua e cultura giapponese

Terza Luna

INGRESSO 5€ ridotto 4€ (studenti universitari e momiji)

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

3475596088 -notterrantecompagnia@hotmail.it

Trovate l’evento su:

Il Tacco di Bacco

Italia della Cultura – Bari

Colori Vivaci Magazine

Chi è di teatro

Teatro.Org

Biblioteca Giapponese

Puglia Blu

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Bari Today

Giappone in Italia

Puglia Live

Quindici Online – Molfetta

Am Apulia Magazine

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monologo metropolitano

Monologo metropolitano, installazione teatrale, presso la Sala dei Templari, Molfetta, nell’ambito della mostra L’arte contemporanea in Puglia: tra multimedialità e tradizione, a cura di Daniela Calfapietro. La performance andrà in visione come installazione teatrale presso la Ouchi Gallery di New York.

Il testo si avvale della libertà che circola come utopia urbana, tra il pensiero personale di una città americana – una qualunque – e una figura femminile senza nome, poiché l’identità non può essere breve, come poche sillabe o qualche numero.
La musicalità iniziale e finale del testo, evocativa di uno scenario metropolitano assente, anonimo, sospeso, viene interrotta da frasi disturbanti sulla decadenza della ricerca letteraria e della sperimentazione, ad opera di quei scrittori che pensano di finire tra le colline di Hollywood, mentre sui loro quaderni scarni si perdono in frasi prive di sintassi. Un’ironia amara, insieme a un desiderio di altrove/ovunque, caratterizza lo stato d’animo melanconico del corpo narrante, in un flusso che conduce lentamente verso il cuore segreto dell’America, dove, a un certo punto, l’orizzonte decide di ribellarsi alle strade e ti senti nel mondo, nella follia. Nella libertà.
In questo monologo d’inganni e perdizione, ci si aspetta qualcosa, ma la scrittura è anche gioco, e la fine della storia – se di storia si può parlare – è affidata soprattutto alla fantasia di chi ascolta.

Testo e regia: Mariella Soldo

Voce e corpo: Barbara De Palma

Musiche e scenografie video: Daniele Vergni

Stasera la tua bellezza mi emoziona

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Stasera la tua bellezza mi emoziona,
senza che tu faccia nulla per comprarmi un sorriso
o per ridurmi alla clemenza di una lacrima…
Come un dipinto da sindrome di Stendhal
i tuoi occhi mi arrivano al cuore
come un segreto di mille anni fa,
o forse anche di meno, forse solo due.
Sarà questa la fonte del mio amore?
Avrà l’eternità il colore dei tuoi occhi di stasera?
Vorrei riconoscerti così…
in ogni istante di un futuro da disegnare a pastelli…

Per strada, senza freni

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Pungo… come rovi di spine senza protezione,
per questo mi piace guidare da sola
fra i seni dorati delle domeniche di sole.
Pungo… come le palme pugliesi,
atipiche e selvagge
in mezzo al niente delle città che le circondano,
per questo non mi arrendo ad affrontare le salite in prima.
Pungo… come la parte cattiva delle rose,
anche se il cuore è rosso come un petalo in amore,
per questo non mi fermo agli stop:
c’è ancora troppa strada da fare!

Stravaganze

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Oddio! Che ci fa una quercia in mare? Annegherà!
Oddio! Cosa sono quei cuori sulla sedia? Marciranno!
Oddio! C’è una luna appesa a un filo. Ci cadrà sulle teste?
Oddio! C’è Dio che si avvicina alla natura, nudo! Sarà scomunicato!
Oddio! Il portone di ferro si sta arrugginendo nell’acqua! Entreranno tutti, dunque?
Oddio! Dietro la linea dell’orizzonte non c’è nessuno. Rimarremo soli, oltre le nuvole?
Oddio! Dobbiamo davvero sopravvivere normalmente male, invece di vivere diversamente bene?

Recensione all’e-book “Un altro tempo”, a cura di Sergio Gabriele per Femminart

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La poesia di Barbara De Palma è irrorata di sangue, fluido, vivo che preme nervoso sulla sfera dei capillari periferici che non deflagrano unicamente per l’argine della parola, del verso, dato e preso. “Dammi la tua Poesia! Dammela! La voglio ora e sempre… sulla bocca, nell’incavo crudele delle mani, sulla punta delle dita, sul palato muto”. Il primo confronto impietoso Barbara lo cerca proprio con il verso, la parola, esulando dai carichi cannibali che questa porta fatalmente con sé. E’ una presa di coscienza del nuovo, del distacco dalle contese, esorcismo o catarsi, a piacere, per impedire che il sangue, suo e altrui, scorra davvero. Un percorso ematico-semantico di lacerante liberazione. “E voglio anche violentarla (la Poesia), perché tu me lo consentirai, perché la dolcezza è così sacra, che si fa beffe perfino della violenza”. E’ il peana degli eroi, veri. (continua qui)